martedì 22 novembre 2022

BIMBI IN AUTO, NIENTE DISPOSITIVO ANTI ABBANDONO MULTATA E DENUNCIATA A THIENE UNA COPPIA IMPRUDENTE

Il cellulare lasciato acceso non basta. Una coppia residente nel Vicentino è stata denunciata per abbandono di minore. Avrebbe lasciato il figlio di appena tre anni chiuso nell’auto, parcheggiata sul piazzale di un centro commerciale di Thiene.

I genitori sono già stati multati per non aver installato nella vettura il dispositivo anti abbandono, previsto dal Codice della strada. Il fatto risale al 13 novembre. La situazione era stata segnalata ai Carabinieri da altri clienti del supermercato.

Avevano notato il bimbo che dormiva adagiato su un sedile della vettura, nemmeno chiusa a chiave (a quanto pare).
La coppia avrebbe cercato invano di cavarsela dicendo che il piccolo era strettamente videosorvegliato da un cellulare lasciato acceso nell’abitacolo. I militari avrebbero effettivamente trovato lo smartphone.

La direzione del centro commerciale ha quindi chiamato la coppia invitandola a recarsi alla macchina. Pressoché immediate la sanzione per la violazione del Codice della strada e la denuncia. Il fatto è ampiamente riportato dal Giornale di Vicenza. La Legge parla chiaro. Dall’ottobre 2018, in Italia è diventato obbligatorio dotarsi di un dispositivo anti abbandono se si trasportano in auto bambini di età inferiore ai 4 anni. I dispositivi devono essere certificati ed omologati. Il mancato uso del dispositivo comporta sanzioni che vanno da 81 a 326 euro e, in caso di recidiva in meno di due anni, la sospensione della patente da 15 giorni fino a due mesi. La leggerezza può costare assai cara Ecco uno stralcio della presentazione del libro “Dimenticare il bambino in auto, l'assenza che può uccidere” (Aracne editrice) curato dal giornalista Antonio Montanaro e degli psichiatri e psicoterapeuti Letizia Del Pace e Giovanni Del Missier.
“Spesso, nel modo in cui vengono descritti questi episodi c'è un inganno di fondo, un pensiero violento, che lascia intendere che si tratti di una fatale distrazione, di un errore gravissimo ma ineluttabile, e di conseguenza di un errore che potrebbe capitare a ognuno di noi perché provocato dallo stress delle nostre attività quotidiane, lavoro compreso.

Rifiutiamo tale ipotesi, pensando che sia necessario chiarire i concetti di sanità, malattia e normalità. Sconcerta l'intento di far rientrare in una ‘normalità’ condivisa episodi del genere, tentativo che forse solleva dal senso di impotenza nel cercare di comprendere l'origine del fenomeno e dal timore che possa trattarsi di malattia.

Troppo spesso la malattia mentale è vissuta come un giudizio, come una colpa, o peggio ancora, come destino e in quanto tale, inaffrontabile”.




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